Grazia

LCU

 

Non facciamo i Professorini che hanno letto qualche libro di Logica per poi salire su una comica Cattedra. Ci accontenteremo di avere acquisito una distinzione elementare alla portata delle larghe masse popolari noi compresi. È la distinzione tra proprietà (detta anche “funzione situazionale”) di un ente x (detto argomento o soggetto), e predicato della logica predicativa o funzione f (detta anche “funzione proposizionale”).

Per mezzo di questa distinzione scopriamo ciò che ormai chiameremo il vizio logico dell’umanità, madre di tutti i “vizi”, come la sostanza di quello che è stato chiamato “narcisismo”, l’avversario della logica chiamata “uomo”. La proprietà è corrotta, “sublimata” nella funzione, sopra le righe, sovratono. Corrotta a specchiarsi nel predicato come l’io di Narciso a specchiarsi, non nello specchio reale che gli rende l’immagine – lo specchio non fa male a nessuno -, ma delirantemente nel suo Ideale, in cui egli non vede semplicemente perché non c’è nulla da vedere. È come gli occhi-negli-occhi degli innamorati che allucinano “aldilà” degli occhi il loro Ideale dell’io e chiamano questo “amore” per poi finire a rotoli, come Giulietta e Romeo. Ma notiamo la potenza infame dell’Ideale puro: la sua stessa propria immagine, disgustosa e peggiorata dallo specchio dell’urina delle sue deiezioni, per Narciso sarà esaltata proprio dal contrasto tra bassezza dell’immagine e altezza dell’Ideale. Il sadismo gli sarà facile come lo sguazzare nelle sue “cose”. Si pensi a titoli di film come “La sporca guerra” o “Quella sporca dozzina”, fiera del narcisismo in pubblica sala. I Nazisti se ne sono molto serviti e anche giustificati.

[Testo di G. B. Contri, tratto da Una logica chiamata Uomo, pag. 24]

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