Think! Dodici anni di giornalismo freudiano

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Ho iniziato questo lavoro detto Think ! circa dodici anni fa, dapprima con il titolo Bed & Board, come momento della mia vita quotidiana, giornaliera e finalmente giornalistica:
giornalista significa dotato di competenza adeguata a renderlo degno di lettura da parte di ogni lettore: avevo da poco realizzato l’uomo come quarantottore ambulante, includendo nel suo moto nell’universo anche la sua attività notturna di pensiero.

È una testata giornalistica a due mani registrata presso il Tribunale di Milano, assommante fino al 3 maggio 2015 quasi tremila articoli (il lavoro continua dopo questa data sul sito http://www.giacomocontri.it): una testata avente il pensiero come materia di una notizia a pieno titolo sulle cause, non tutte benefiche.

Il pensiero quando non è patologia è impresa, mossa, donde il titolo vocativo Think ! (non potrebbe essere un imperativo).

È il lavoro quotidiano, giornaliero fino a giornalistico, di uno psicoanalista passato dall’universalità del divano a quella della piazza (già inerente al divano): con l’implicito dato comico che la piazza non sa che la tratto come divano, e ogni suo abitante come analista gratis, ossia che ho risolto la paranoia perché il mondo non mi “circonda” più, e risolto anche il narcisismo
ossia la fissazione a un centro, che peraltro non esiste se non come delirio: è l’analisi piacevolmente interminabile, unendlich, di Freud.

Ho preso le mosse da Freud, primo scienziato del pensiero legislatore del moto dei corpi, amico del pensiero, e lui stesso giornalista.

Non esiste centro, neppure il Governo che manifestamente non sa mai bene come cavarsela (dovremmo essere più pietosi e amichevoli nei suoi confronti, non senza un certo patetismo): c’è poi il super-Governo, quello del capitale finanziario, che c’è ma non si vede (sembra “Dio”), alla faccia del “concreto”: i suoi membri potrebbero essere multimiliardari, ma anche degli umili monaci modestamente intelligenti che non aspirano a governare.

In questa posizione, non quella dietro il divano, elaboro tutte le possibili notizie (aldilà dell’informazione) ossia eventi o accaduti o fatti da me associati a pensieri loro connessi nella composizione del fatto, ma censurati o deformati dalla sola informazione e dalla sua ideologia (ecco perché non mi interessa Wikileaks, né si tratta di scoprire un codice segreto).

L’oggetto della censura è il pensiero, sempre individuale: non posso biasimare il giornalismo mondiale, così come la politica, di non sapersi esimere da essa, è “più forte di lui e di lei:
il “mondo” non ha salvezza.

Un pensiero ha una sola quantità o estensione, non ci sono micropensieri o pensieri provinciali (o nazionali).”

“I fatti non sono più oggetti da accumulare bensì materie da elaborare per una produzione: assunti (1) i fatti come i miei eccitamenti – un giornalista dev’essere eccitabile -, di me come percipiens sensoriale ed economico, e (2) come tale soggetto o fonte di un’elaborazione o impresa, la (3) materia così posta è poi (4) proposta nella sua conclusione o meta, non meno noetica che pratica: in questo processo di pensiero a quattro articoli è riconoscibile la “pulsione” freudiana (spinta-fonte-oggetto-meta) come legge di moto-pensiero rivoluzionata quanto all’oggetto: il pensiero quando non è patologia è impresa, avente l’individuo come san(t)a sede.

En passant, osservo che non c’è mai riforma della scuola perché manca il passaggio da studenti che studiano a soggetti che leggono, elaborano materie, imprendono: a scuola l’offerta dovrebbe prevalere sulla spiegazione.

Ho anche fondato una Società Amici del Pensiero, Società-atélier di operai del pensiero, non scuola né gruppo o massa, avente la psicoanalisi in sub-ordine o derivazione dall’Amicizia del pensiero (distinta da indifferenza e ostilità al pensiero): mi pongo la questione di un Think ! come giornale di Amicizia del pensiero a più pagine, non dico però a molte mani perché le mani sono “sempre e solo individuali, detesto i corpi mistici o masse: allo stesso tempo giudico falsa la frase “tot capita tot sententiae”, perché le sententiae o sono varietà o sono tipologie: cioè patologie, pochissime e sempre quelle.”

Giugno 2015

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