Recensione

Istituto degli Innocenti
Rassegna Bibliografica
Infanzia e Adolescenza


Il diritto alla prova del discernimento
individuale : il minore e l’istituzione nel
giudiziario minorile civile / Giulia Contri
Piscopo. – Milano : Sic, 2018. – 262 p. ;
21 cm. – (Pensiero di natura; 9). –
ISBN 9788887138498

 

Il volume affronta e approfondisce, attraverso l’analisi di casi concreti, il tema, estremente delicato, del discernimento nel minore successivamente alla Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei minori adottata nel gennaio del 1996. L’autrice è Giulia Contri Piscopo, psicoanalista, che si occupa, come avvocato della salute (ricordiamo che la professione è stata introdotta nel 1996 dalla Società amici del pensiero), di riorientare alla competenza individuale i minori che si trovano a dover affrontare, nei diversi ambienti – famiglia, scuola, circuito giudiziario – delle grandi difficoltà. La Convenzione stabilisce, all’articolo 3, il diritto del minore di essere informato e di esprimere la propria opinione nei procedimenti che lo riguardano dinanzi a un’autorità giudiziaria. Egli è considerato dal diritto interno come avente una capacità di discernimento e gli vengono, dunque, riconosciuti i seguenti diritti, di cui egli stesso può chiedere di beneficiare: ricevere ogni informazione pertinente; essere consultato ed esprimere la propria opinione; essere informato delle eventuali conseguenze che tale opinione comporterebbe nella pratica e delle eventuali conseguenze di qualunque decisione. Si abbatte così il criterio dei 18 anni come condizione per il riconoscimento del discernimento. Nel testo vengono presentati una serie di casi riguardanti minori implicati in differenti contesti familiari, per comprendere se vi sia disponibilità nell’autorità giudiziaria, e nondimento nella famiglia, nella scuola, nei vari ambiti culturali, a dar credito al minore, come chiede la Convenzione di Strasburgo, di sapersi orientare con discernimento nella sua vita. Tra essi vediamo, ad esempio, il caso del bambino di Cittadella conclusosi nel 2012, il quale, come afferma chiaramente l’autrice, «documenta come il dettato della Convenzione sia restato lettera morta. Le diverse istanze giudiziarie fino alla Cassazione, intervenienti a dirimere la contesa tra genitori che trattano il figlio come territorio da conquistare, regolano poi a loro volta la spartizione del figlio senza mai consultarlo, oggetto privo di discernimento». Un altro caso che ha suscitato particolare interesse, analizzato dall’autrice in maniera estremamente dettagliata, è quello riguardante la decadenza della potestà genitoriale di genitori appartenenti alla criminalità organizzata, in seguito a un provvedimento del Tribunale di Bari, per il pregiudizio che tale appartenenza comporterebbe nell’educazione del minore coinvolto. Il caso ha suscitato un insieme di questioni riguardanti i limiti dell’intervento dello Stato nel rapporto tra genitori e figli.
Come spiega l’autrice, ciò che, ai fini di questo testo rileva, è osservare come anche «in questo caso venga presa una decisione che riguarda la vita del minore senza nessun momento di ascolto del minore stesso: il tribunale si cura certo dei suoi interessi, del suo reinserimento in un nuovo contesto sociale, nominando un tutore, ma dall’alto di un atteggiamento di mera tutela». Nella seconda parte del testo vengono, inoltre, riportati dei casi che documentano l’attività dell’avvocato della salute. Egli agisce basandosi sul principio del discernimento del minore nel giudicare e trattare i rapporti che lo riguardano, dandogli voce e rendendo azionabile questo diritto al discernimento, sicuramente in sede giurisdizionale, ma anche nelle relazioni esistenti negli ambienti familiari e scolastici.