Recensione

Commenti, notizie e letture
Minorigiustizia
n. 3  2019

 

L’arte del discernimento, di Giulia Contri

 

Lavoro intelligente questo curato da Giulia Contri intorno a una delle tematiche più importanti e difficili delle pratiche giudiziarie minorili. Utile soprattutto perché ricostruisce i passaggi complessi di quelle pratiche che concernono l’ascolto del minore nei processi giudiziari. Era ora di fare il punto sull’attuazione della Convenzione di Strasburgo che è uno dei testi normativi più significativi dopo, e accanto, alla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo.
L’importanza della Convenzione di Strasburgo, giova ribadirlo, sta nel riconoscimento dei diritti processuali del minore finalmente riconosciuti come diritti individuali, di rilevanza non soltanto privatistica, che spettano direttamente, senza rappresentanza e deleghe varie, al minore stesso.
A dispetto di una lunga tradizione culturale che definisce l’infanzia come l’età della vita in cui non si parla (in-fanzia vuol dire esattamente questo) le leggi hanno cominciato a dare la parola ai minori. Questione delicata nei suoi contorni non soltanto giuridici, ma anche etico-politici.
La Convenzione dice che nei processi nei quali sono coinvolti – e a coinvolgerli, come sempre, sono gli adulti – i minori hanno diritto di essere ascoltati. I termini non sono banali: si parla di diritto all’ascolto e, peraltro, in situazioni di particolare accortezza e protezione, che mette in campo anche profili organizzativi, economie, architetture. Non si tratta quindi di pure testimonianze ma di un vero e proprio diritto a prendere la parola.
Aldilà del principio emancipativo stabilito, i problemi ovviamente non mancano.
Fa bene allora Giulia Contri a ricostruire pratiche, spesso diverse, che vengono attuate nei giudizi e che spesso oscillano nei termini più diversi. La condizione per l’ascolto è, infatti, rimessa a una valutazione ponderata del giudice circa la “capacità di discernimento” del minore. Formula complicata che mette in gioco tutte le forme di sapere. Cosa sia il discernimento non sempre è indicato con chiarezza dalle scienze sociali e dai loro esperti che devono figurare nel processo minorile e di cui si avverte sempre più la necessità. Il processo minorile non può ridursi a monologhi strettamente tecnico-giuridici; è bene che ci siano polifonie, saperi multipli e tutti diversi.
Discernimento è problema di tutta la grande tradizione filosofica, dal pensiero greco a Locke, Hume e Kant. Non sempre, infatti, si è aggiunto molto alla vecchia consapevolezza aristotelica per cui discernimento è capacità di distinzione sempre, tra bene e male, giusto e ingiusto. Ammesso, però, che sia così facile trovare significati autonomi e auto-evidenti di termini come bene/male, giusto/ingiusto, utile/dannoso.
La riflessione di M. Foucault su quello che chiamava “effetto verità” andrebbe ripresa puntualmente: una volta date per vere le premesse tutte le conseguenze saranno vere. Lavoro difficile quello della valutazione del discernimento su cui soltanto la “prudenza” del giudice si può misurare. Tanto più in un contesto così fortemente conflittuale e “polemico” in cui avviene l’ascolto del minore. Bisogna infatti valutare non soltanto il discernimento ma anche biases che si innestano nei giudizi in cui sono coinvolti minori; cosa frequentissima nei giudizi, per esempio, di assegnazione del minore in caso di separazione e divorzio.
Le pratiche spesso dipendono dal modo in cui i tribunali si attrezzano a rendere l’ascolto del minore un suo diritto e non un’imposizione; il sottrarsi del minore all’ascolto paradossalmente è l’unica vera prova del discernimento, nella stessa maniera in cui il discernimento viene usato nel penale minorile a proposito della “messa alla prova”.
Deleterie invece risultano quelle prassi “strumentali” dell’ascolto che, sia pure sporadicamente, vengono usate nei giudizi. L’ascolto del minore a volte semplifica la decisione (vuoi andare da papà o da mamma?) e de-responsabilizza il giudice. Quelle decisioni sul minore sono sanzioni di destini, la cui giustizia si può verificare soltanto dopo (gli economisti direbbero che non c’è il trade off ).
Non a caso il lavoro più importante in materia è quello di un logico, Jon Elster, che ha analizzato molte decisioni giudiziarie in materia minorile (Solomonic
Judgements è il titolo suggestivo).
Uno dei meriti indiscussi del libro è stato quello di attraversare decenni di dibattiti sulla giustizia minorile con importanti testimonianze di giuristi e studiosi, ma anche con ricostruzioni di casi che hanno occupato la giurisprudenza. Nel complesso si tratta di un lavoro utile dal punto di vista delle pratiche, ma anche, se non soprattutto, teorico. Ne vogliamo segnalare la puntualità e mi fa inoltre piacere che il libro figuri nella collana “Quaderni del pensiero di natura” (Sic edizioni), è a quel pensiero di natura che bisogna rivolgersi quando si parla di bambini.

 

Eligio Resta

Allegati

File Dimensione del file
pdf L’arte del discernimento, di Giulia Contri 56 kB